TEST RIDE In pista con Yamaha R1M

TEST RIDE  In pista con Yamaha R1M

Abbiamo provato sulla pista del Mugello la Yamaha R1M.

Prendi una purosangue come la Yamaha R1M e portala nel suo habitat naturale, tra i cordoli, ma non di una pista qualunque… al Mugello.

Ecco la moto in dettaglio.

MOTORE

L’ammiraglia di Iwata monta un propulsore raffreddato a liquido, 4 tempi, 4 valvole, DOHC, 4 cilindri in linea per 998cc, con 200cv di potenza a 13.500 giri/min e 113 Nm di coppia a 11.500 giri/min.

I carter sono in lega di magnesio e le viti in ergal.

CICLISTICA

Il sofisticato sistema di sospensioni semi-attive Ohlins Smart EC 2 ERS, con 12 sensori di rilevamento distribuiti sulla moto, permette una personalizzazione completa dell’assetto partendo da 3 i settaggi predefiniti, T1 T2 e R1.

Il telaio Deltabox è in alluminio, il telaietto posteriore in magnesio e l’impianto di scarico Akrapovic in titanio.

L’impianto frenante è composto da due pinze radiali monoblocco Nissin con dischi da 320mm all’anteriore e una pinza a singolo pistoncino con disco da 220 mm al posteriore.

La carena è in fibra di carbonio e il peso totale della Yamaha R1M è di 200kg.

ELETTRONICA

Il cervello della moto è la piattaforma IMU a sei assi che governa e permette di intervenire su qualsiasi controllo attraverso la strumentazione digitale LCD TFT con due modalità di visualizzazione: Street e Track.

La Yamaha R1M dispone di tutti i controlli elettronici più evoluti, tutti customizzabili dal pilota: ABS, UBS (Unified Brake System), Traction Control, Launch Control, Slide Control, Anti Wheeling, solo per citarne alcuni.

LE NOSTRE IMPRESSIONI

Il test ride della supersportiva più performante e tecnologicamente avanzata della casa di Iwata lo abbiamo realizzato grazie alla Riding School Pedersoli, in una giornata dedicata ai test presso il circuito del Mugello.

In una organizzazione impeccabile, dopo registrazione e brief partiamo!

Saliti in sella si ha subito la sensazione di essere a proprio agio, come di averla già guidata. Semimanubri, serbatoio, sella, pedane, è tutto nella giusta posizione, non c’è niente che non va, è perfetta!

Finalmente usciamo dai box, entriamo in pista e cominciamo a dare un po’ di gas con la Yamaha R1M.

La cosa che ho apprezzato subito e maggiormente di questa moto è sicuramente il motore. Ha una rotondità ed un’erogazione della coppia eccezionale. Il ride-by-wire e l’elettronica sofisticata permettono di avere una risposta estremamente diretta tra la manopola del gas ed il motore. Già da 4/5000 giri spinge davvero forte ma nonostante i suoi 200cv è lineare, progressivo e risulta piuttosto facile da gestire.

La piattaforma inerziale a 6 assi ed una miriade di controlli elettronici rendono questo mostro di potenza apprezzabile e divertente anche da piloti meno esperti. Infine l’impianto Akrapovic offre un sound pazzesco a questo quattro cilindri in linea.

Il cambio è puro godimento, potete dimenticare l’uso della frizione (giusto per la partenza da fermo). Preciso e velocissimo in salita, molto efficacie anche nelle scalate grazie al blipper.

L’R1M si comporta molto bene anche alla staccata della San Donato dove si arriva a più di 299km/h segnati sul cruscotto. L’impianto frenante è potente ma gestibile, supportato dall’ABS cornering, ben tarato e dall’UBS che gestisce i trasferimenti di carico. Le sospensioni elettroniche sono molto efficienti e garantiscono grande stabilità e sostegno sia in frenata che in accelerazione, anche sui cordoli.

Unica pecca, non è un fulmine nei cambi di direzione, dove si deve essere piuttosto decisi sui semimanubri per farla voltare velocemente. Sui lunghi e veloci curvoni del Mugello invece si apprezza l’incredibile stabilità che questa moto offre, sembra di essere su un binario!

Lavorando sull’assetto (“standard” nel nostro caso) è sicuramente possibile aumentare la rapidità anche nelle chicane più strette.

In conclusione il risultato del test drive di questo gioiellino è stato estremamente positivo, una vera e propria moto da pista completa.

Può essere utilizzata tranquillamente anche per strada, ma sfruttarne il pieno potenziale è praticamente impossibile.

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